Disconoscimento copie prodotte

La notifica con raccomandata, se disconosciuta, il Riscossore la deve provare solo con l’originale

La procedura per querela di falso va attuata solo con l'originale

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 2482 del 4 febbraio 2020, ha statuito diversi ed importanti principi. Principalmente, la Cassazione ha chiarito che oggetto di querela di falso è solo l’originale e, nel caso in cui il ricorrente contesti formalmente la copia prodotta in giudizio, la stessa non può essere utilizzata dal Giudice.

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La fattispecie oggetto della sentenza

Una societĂ  impugnava un avviso di accertamento e la Commissione Tributaria di Primo Grado di Trento le dava ragione ed annullava l’atto.

L’Agenzia delle Entrate formulava appello ed eccepiva, per la prima volta, la tardivitĂ  dell’impugnazione con il ricorso introduttivo perchĂ© avvenuta oltre i 60 giorni.

Precisamente:

  • la societĂ  ricorrente, nel costituirsi in giudizio, produceva la relata dell’avviso di accertamento impugnato, da dove si individuava che l’atto impugnato era stato portato all’ufficio postale il 5/12/2008 (era un venerdì). Da tale produzione il ricorrente affermava che l’avviso impugnato era stato consegnato alla SocietĂ  contribuente in data 9/12/2008. Pertanto, con la notifica del ricorso del 5/02/2009, l’impugnazione era tempestiva (9/12/2008 + 60 giorni = 7/02/2009).

  • l’Agenzia delle Entrate, invece, produceva copia semplice dell’avviso di ricevimento della raccomandata, che conteneva l’avviso impugnato, dove risultava la consegna al destinatario in data 5/12/2008. Quindi per l’Ufficio il ricorso era tardivo perchĂ© oltre i 60 giorni d’impugnazione (5/12/2008 + 60 giorni = 3/02/2009).

Nel corso del processo d’appello avveniva, principalmente, :

  • la societĂ  ricorrente, contestava la conformitĂ  della copia prodotta dall’Ufficio solo in appello anche perchĂ© la data non era leggibile e la firma ivi apposta non era del legale rappresentante;

  • l’Agenzia delle Entrate, invece, non contestava la copia della relata di notifica dell’atto impugnato prodotta dalla societĂ  contribuente.

La Commissione Tributaria di secondo Grado accoglieva l’appello dell’Ufficio e dichiarava il ricorso introduttivo tardivo, con conferma dell’avviso di accertamento. Per la Corte di secondo grado la contestazione della societĂ  contribuente doveva essere fatta valere con la procedura di querela di falso e non con il semplice disconoscimento.

Avverso tale decisione ricorreva in Cassazione la SocietĂ  contribuente eccependo:

  1. la Commissione di secondo grado non poteva dare per provata la data del 5/12/2008, perchĂ© l’Ufficio aveva prodotto solo una copia semplice della distinta del porta lettere, disconosciuta. Doveva essere prodotto l’originale dell’avviso di ricevimento della raccomandata;

  2. la Commissione di secondo grado ha omesso di pronunciarsi sull’eccezione relativa all’illegittimitĂ  della firma del legale rappresentante;

  3. la Commissione di secondo grado ha errato a ritenere tardiva l’eccezione sull’illegittimitĂ  della data, visto che tale questione è stata sollevata per la prima volta in appello;

  4. la Commissione di secondo grado ha errato a ritenere inammissibile in quanto tardiva l’eccezione riguardante la manta firma del legale rappresentante;

  5. la Commissione di secondo grado ha errato nel rigettare l’eccezione relativa alla illegittimitĂ  della firma, perchĂ© doveva essere sollevato con appello incidentale;

  6. la Commissione di secondo grado ha errato nel pretendere che la contestazione della copia dell’accertamento doveva essere contestata tramite la procedura di querela di falso.

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Le norme di riferimento

Art. 2719 c.c.:“Le copie fotografiche di scritture hanno la stessa efficacia delle autentiche, se la loro conformitĂ  con l’originale è attestata da pubblico ufficiale competente ovvero non è espressamente disconosciuta”.

Art. 2712 c.c.:”Le riproduzioni fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime” 

Art. 214 c.p.c.:”Colui contro il quale è prodotta una scrittura privata, se intende disconoscerla, è tenuto a negare formalmente la propria scrittura o la propria sottoscrizione. Gli eredi o aventi causa possono limitarsi a dichiarare di non conoscere la scrittura o la sottoscrizione del loro autore”

Art. 215, comma 1 n. 2 c.p.c.:“La scrittura privata prodotta in giudizio si ha per riconosciuta: (…) 2) se la parte comparsa non la disconosce o non dichiara di non conoscerla nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla produzione.”

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I principi della Cassazione

Come sopra anticipato tale sentenza è importante ed interessante per diversi passaggi:

  1. Onere probatorio in carico al Fisco: “In tale pronuncia si legge che “se è vero che è onere dell’impugnante dare la prova della tempestivitĂ  dell’impugnazione”, tuttavia “questa Corte ha avuto modo di chiarire che, a norma dell’art. 2697 c.c., la stessa parte impugnante non deve dimostrare che il provvedimento non le sia stato notificato, mentre incombe alla parte cui sia stato notificato un atto d’impugnazione, qualora eccepisca la necessitĂ  dell’osservanza del termine di decadenza per detta impugnazione e l’avvenuta superamento del medesimo, provarne il momento di decadenza, producendo copia autentica dell’atto impugnato, corredata della relata di notificazione” (Cass. n. 2482/2020, pag. 5 e 6).

  2. In caso di produzione di copia semplice dell’avviso di ricevimento della raccomandata con la quale è stato notificato l’atto del fisco non serve attivare la procedura di querela di falso, ma basta il formale disconoscimento della copia prodotta:“Per questa Corte l’art. 2719 cod. civ. esige l’espresso disconoscimento della conformitĂ  con l’originale delle copie fotografiche o fotostatiche e si applica tanto al disconoscimento della conformitĂ  della copia al suo originale quanto al disconoscimento dell’autenticitĂ  di scrittura o di sottoscrizione, dovendosi ritenere, in assenza di espresse indicazioni, che entrambi i casi la procedura sia soggetta alla disciplina di cui agli artt. 214 e 215 cod. civ. Ne consegue che la copia fotostatica non autenticata si ha per riconosciuta, tanto nella sua conformitĂ  all’originale quanto nella sua scrittura e sottoscrizione, ove la parte comparsa non la disconosca in modo specifico e non equivoco alla prima udienza ovvero nella prima risposta successiva alla sua produzione, mentre il disconoscimento onera la parte della produzione dell’originale, fatta salva la facoltĂ  del giudice di accertare tale conformitĂ  anche “aliunde” (…) che richiede per il disconoscimento formale una dichiarazione che evidenzi in modo chiaro ed univoco sia il documento che si intende contestare, sia gli aspetti differenziali di quello prodotto rispetto all’originale”(Cass. n. 2482/2020, pag. 9)

  3. In caso di notifica dell’atto tributario con raccomandata, il solo documento idoneo a provare tale notifica è l’avviso di ricevimento: “L’avviso di ricevimento, il quale è parte integrante della relata di notifica, avendo natura di atto pubblico, costituisce il solo documento idoneo a provare – in riferimento alla decorrenza dei termini connessi alla notificazione – l’intervenuta consegna del plico con la relativa data e l’identitĂ  della persona alla quale è stato recapitato” (Cass. n. 2482/2020, pag. 11)

  4. In caso di disconoscimento della copia semplice prodotta, il Giudice ha l’obbligo di accertare l’autenticitĂ  della sottoscrizione: ”(…) trova applicazione l’istituto del disconoscimento delle scritture private, con la conseguenza che, in presenza del disconoscimento della firma, il giudice ha l’obbligo di accertare l’autenticitĂ  delle sottoscrizioni, essendogli altrimenti precluso tenerne conto ai fini della decisione, e a tale accertamento procede ove ricorrano le medesime condizioni che il codice di rito prescrive” (Cass. n. 2482/2020, pag. 8).

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